L’urlo a metà

Con il pensiero al big match di sabato, ritorna il nostro appuntamento con l’Amarcord. 

18 febbraio 2001, la settimana di San Valentino e al San Paolo, per la 19ª giornata del campionato di Serie A, il Napoli ospita l’Inter di Marco Tardelli. Come d’abitudine, la città rispose presente con l’impianto di Fuorigrotta che fu gremito di tifosi nonostante il freddo umido della giornata.

Le squadre scesero in campo con due sentimenti completamente opposti: se da un lato i nerazzurri cercavano di consolidare il proprio posto in zona Europa, gli azzurri erano in lotta (disperata) per la salvezza. Mondonico, allenatore navigato e pieno di esperienza, non si fidava dell’Inter e per cercare di arginare la fantasia e lo strapotere fisico degli ospiti, optò per un 3-5-2 massiccio composto dal trio Matuzalem – Vidigal – Husain in mediana.

Il primo tempo fu come da copione con l’Inter che attaccava (da annotare un Recoba scatenato) e il Napoli che arginava le folate degli ospiti ma al 43esimo ecco il primo sussulto azzurro: Husain prova la botta da fuori ma il suo tiro è largo alle spalle di Frey.

È il segnale che scatenò l’inferno.

Con l’aiuto dei 540000 di Fuorigrotta, nella ripresa, il Napoli comincia con un piglio diverso e al nono del secondo tempo, ecco la magia che fece esplodere lo stadio: Matuzalem ricevette palla sulla trequarti, si liberò di un avversario con un dribbling e calciò un potente tiro che si insaccò alle spalle del portiere interista Frey.

Tuttavia, la gioia di Matuzalem durò poco. Al 10º minuto del secondo tempo, il centrocampista fu espulso per doppia ammonizione. Il Napoli rimase in dieci uomini per il resto della partita, ma riuscì a difendere stoicamente il vantaggio fino alla fine regalando una gioia inaspettata ai suoi tifosi.

Quella vittoria rappresentò un’impresa importante per la squadra di Mondonico, in particolare per quei tre punti fondamentali nella lotta per la salvezza. Il gol di Matuzalem, unito alla tenacia difensiva dei partenopei, permise ai partenopei di superare un avversario di caratura superiore. Ma fu anche la vittoria della fragilità mentale (ed emotiva) che si concretizzò con l’espulsione di Matuzalem che nel giro di pochi minuti, si fece espellere per (giusta) foga agonistica.

Il calcio, danza semplice di cuori e piedi, non sempre incorona il più forte, ma chi nell’ardore crede fino all’ultimo respiro. Quel Napoli, in novanta battiti d’ali, ha dipinto l’impossibile su tela di speranza, dimostrando che, talvolta, i sogni più audaci possono fiorire in realtà.

E voi, sabato? 

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