Domenica mattina, il day after della trasferta di Roma e come consuetudine, ecco le nostre Dieci opinioni.
- RITORNO ALLE ORIGINI. Tra esterni infortunati, un 4-3-3 impossibile da schierare e un calciomercato di riparazione da rivedere, l’allenatore partenopeo ha solo un’opzione possibile, ossia tornare alle origini. All’Olimpico ecco un granitico 3-5-2 con Raspadori sotto punta, Mazzocchi adattato come quinto a sinistra e Buongiorno che ritorna dall’infortunio. Solo panchina per Politano, Ngonge e Okafor pronti a subentrare in caso di necessità.
- DIA E ISAKSEN. Non ci è dato sapere cosa sia realmente successo ma sta di fatto che i due quando vedono l’azzurro Napoli si esaltano, giocando partite da 10 in pagella. Per l’amor delle statistiche, è sufficiente considerare che l0 svedese, in questa stagione, ha segnato solamente tre reti di cui due al Napoli. Se fossi gli azzurri (e Manna) qualche pensiero per l’anno prossimo lo farei.
- RASPADORI. Tutte le speranze dei tifosi del Napoli erano nelle mani di Jack e il ragazzo risponde presente con una partita di sacrificio e una rete importantissima per il suo morale. Il numero 81 dimostra che se posizionato nella sua zona di campo naturale, diventa un giocatore devastante e infatti il goal del momentaneo pareggio è da manuale del calcio e da far vedere e rivedere: uno – due stretto con la prima punta e sinistro fulmineo che inganna Provedel.
- LA CLASSIFICA. Aspettando l’Inter, Napoli primo a due punti sui nerazzurri. Qualche rimpianto? Dipende dai punti di vista; qualcosa va rivisto? Assolutamente. Col senno del poi, si poteva osare qualche cambio tecnico – tattico che riuscisse a mettere in difficoltà la Lazio? Forse.
- CONTE. Un leone in gabbia, ed ormai sembrerebbe riduttivo parlarne. Però una piccola critica la dobbiamo fare: in una partita come quella di Roma, qualche azzardo andava fatto. L’esordio di Marin era scontato visto l’esiguo numero di difensori ma un occhio alla panchina andrebbe sempre dato, sia per far riposare gli eroi del ciclo terribile (Anguissa è l’ombra di quello ammirato contro la Juventus e l’Atalanta) che sono ormai visibilmente stanchi sia per cercare una svolta o quella chiave di gioco che avrebbe potuto mettere in difficoltà gli avversari, non così inarrestabili.
- LA TRASFERTA. Otto, come le trasferte consecutive vietate ai tifosi residenti in Campania. L’unica squadra in Italia e la terza in Europa ad aver ricevuto questo becero trattamento a fronte di alcune decisioni sbagliate prese dai pochi che millantano di rappresentarci. Da aggiungere anche la pessima gestione della vendita dei biglietti tramite le piattaforme digitali.
- IL SABATO. Alle ore 18.00, di sabato, nel giorno dopo San Valentino, con mogli e compagne che sbraitano perché anche questo sabato passeranno in secondo piano… questo calcio moderno ci annoia (e non ci stancheremo mai di ripeterlo).
- GLI OCCASIONALI. Una vigilia movimentata quella della partita, causa gli striscioni apparsi in vari punti della città contro i cosiddetti occasionali . Non è mai stata una nostra priorità schierarci però siamo (sempre stati) dalla parte della verità oggettiva e forse assoluta. Per il big match contro l’Inter, una parte degli inossidabili, quelli presenti in qualsiasi occasione, sfidando il caldo, la pioggia e il freddo resteranno a casa mentre chi va allo stadio solo negli appuntamenti “comandati”, chi per un paio di pareggi ha iniziato a criticare, avrà il posto in curva e si lamenterà se dovrà guardare la partita in piedi. Il calcio è di tutti…ma a volte bisognerebbe farsi da parte.
- LA PARTITA. Come volevasi dimostrare, la partita è stata all’altezza delle aspettative con le due squadre che nonostante leggeri cambiamenti, non rinnegato la propria natura tecnico – tattica. Pareggio giusto alla luce di quello che si è visto in campo con entrambe le squadre che hanno dato l’impressione di poterla vincere ma un po’ la paura, un po’ la sfortuna, il risultato finale ha rispecchiato le previsioni.
- CON TE. Il surrealismo di Dalì ci sta accompagnando in queste ultime settimane, dove anche se volessimo, non riusciremmo a trovare una risposta e restiamo in quello stato di eterna attesa ma consapevoli sia di cosa vorremmo sia di cosa siamo capaci. Si tifa perché è una malattia o è semplicemente una fase che non supereremo mai e giammai lo faremo per moda. Al di là del risultato, dei nomi, delle scelte societarie … mal che vada siamo insieme.